Pellicola, carta stagnola e salviette detergenti: i salva-vita degli archeologi.

La raccolta dei campioni é finita! unnamed (1)

Questo il messaggio inviato alle mie colleghe in ufficio, l’ultimo giorno della raccolta campioni in Portogallo.

Dopo tre visite di ricerca, tutto il materiale era pronto per essere inviato al Dipartimento di Archeologia a York. Il sollievo di aver ottenuto il materiale é una sensazione difficile da spiegare ai non archeologi. I primi mesi di un dottorato in Archeologia sono infatti dedicati unicamente a localizzare il materiale, ottenerne l’accesso e finalmente raccogliere i campioni. La ragione per la quale questa parte della ricerca é cosí importante é tanto ovvia quanto terrificante, e cioé no materiale no party come direbbe George Clooney.

Per quelli di voi che non hanno mai provato l’ebrezza di raccogliere campioni, é un po come cercare qualcosa e finalmente, dopo tanti sforzi, trovarla; per esempio una serie di francobolli che vi manca per finire la vostra amata collezione o un disco che andrebbe a completare la vostra invidiata antologia musicale. Il senso di sollievo che vi pervade é inizialmente meraviglioso, ma dopo inizierete a realizzare che non ci saranno più polverosi e bizzarri negozi antiquari nel vostro futuro e un po’ giá vi mancano. Per i ricercatori in archeologia, l’equivalente di un negozio di antiquariato dove trovare tesori nascosti assomiglia di più ad un deposito, un magazzino od un garage sotterraneo, o perché no, la cantina di qualche archeologo, adibita temporaneamente a storage room; ma insomma capite cosa intendo. É l’intero processo della scoperta e l’emozione che ti prende mentre apri una scatola con dentro qualcosa di veramente importante e per te prezioso che rende tutto cosí affascinante.

La mia visita é avvenuta a Febbraio e vi ho giá raccontato di come é andata, mentre la seconda e terza sono avvenute a Luglio e Settembre 2015 e sono finita a viaggiare mezzo Portogallo alla ricerca dei miei campioni. Nonostante sia davvero difficile convincere i tuoi colleghi (ed il tuo capo), che tu vada nel sud del Portogallo a Luglio e Settembre per lavoro e non per spiaggiarti sul litorale algarvio, ne ho le prove: le mie due scatole di campioni appositamente imballati che stanno in questo momento attraversando il mar Celtico.

Il processo di campionatura puó correre liscio e senza particolari intoppi, ma é importante essere flessibili e pronti ad affrontare le situazioni piú disparate. Tra queste sicuramente non ci si deve aspettare di trovare tutto l’equipaggiamento necessario al nostro lavoro nella istituzione ospitante, ed é sempre meglio munirsi di un kit di campionatura personale.

I salva-vita dell’archeologo 

Nel mio caso, i ferri del mestiere sono sacchettini di plastica con la zip, pennarelli indelebili, un paio di tronchesine di precisione, una bilancia e guanti. Se avrete bisogno di fotografare i vostri campioni, ricordatevi un telo nero ed una piccola scala di riferimento. Fogli di carta stagnola per foderare il vostro spazio di lavoro e pellicola per proteggere il vostro computer vi aiuteranno a proteggere i vostri strumenti e non dovrete passare ore con spazzolino e stuzzicadenti per togliere la terra dalla vostra tastiera! Un altro must sono le salviette detergenti, in quantità e sempre presenti nella vostra borsa.

 

Pronti, partenza, via!

Se siete fortunati ed accorti avrete stabilito il protocollo di campionatura con anticipo, ma nuove richieste potrebbero nascere sul momento e dovrete avere una certa flessibilità riguardo la vostra tabella di marcia. Questo significa che magari dovrete fare molte piú fotografie di quelle che avete immaginato, perché la nuova politica del museo che state visitando ve lo impone. Fare fotografie al materiale per l’archivio del museo, é una di quelle attività che prende decisamente piú tempo di quello che immaginate, specialmente se la luce non é delle migliori. Le fotografie devono mostrare il campione che avete prelevato ed il codice del campione. Io ho recentemente scoperto delle etichette simil lavagna sui cui potete scrivere e riscrivere con un gessetto e sono molto utili, nonché facili da trasportare. Un’altra possibilità é quella di usare i sacchetti etichettati per identificare il campione nella foto come mostrato negli esempi qui sotto.

Dunque fare le fotografie é sicuramente una delle attività più laboriose che potrebbe incidere sulla vostra tabella di marcia. Un’ altro fattore importante sono le condizioni in cui i materiali sono immagazzinati e che tipo di aiuto riceverete o meno sul sito. Io ho avuto esperienze di ogni sorta, da magazzini facilmente accessibili fino a depositi affollatissimi dove era veramente pesante (in tutti i sensi) sollevare  e spostare le scatole per accedere al materiale. Nonostante questa sia una variabile difficile da prevedere, é buona norma arrotondare per eccesso la stima dei giorni a vostra disposizione per campionare la collezione. Potreste essere molto fortunati ed avere a vostra disposizione uno staff intero e campionare 80 individui in un giorno (mio record personale assoluto) od essere lasciati in un parcheggio sotterraneo con una serie di scatole accatastate con la sola dicitura “periodo islamico”. In ogni caso, non perdete la concentrazione e cercate di arrivare a fine settimana! Anche le situazioni più scomode finiscono e vi potrete godere un po del mondo fuori dal magazzino appena avrete finito!

Conoscete i vostri polli..ops siti!

Questa potrebbe suonare come la scusa del secolo per viaggiare, ma se e quando avete a che fare con materiale archeologico che viene da un sito specifico, é importantissimo dare un’occhiata. Osservate il paesaggio: il sito é di facile accesso? Ci sono vie di comunicazione importanti nelle vicinanze? Ha un facile accesso a fiumi o al mare? Questo potrebbe suonare scontato ma una volta che siete stati sul posto, le fonti storiche e gli studi di archeologia del paesaggio che costituiranno il vostro contesto archeologico, avranno molto più senso e il tutto vi aiuterà nella interpretazione dei dati!

Durante la mia visita a Settembre ho raccolto alcuni campioni al castello di Palmela, vicino Setubal. Questa fortezza mussulmana é nota per la sua posizione strategica e domina l’accesso alla baia di Setubal, cosí come le vie di comunicazione con la regione dell’Alentejo e Lisbona. Non importa quanto avrete letto sull’argomento, niente potrà darvi la stessa consapevolezza del paesaggio della vista che avrete dal castello.

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Vista del castello di Palmela dalla strada principale

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Vista dal castello della baia di Setubal e della costa sud.

Esplorare le città da cui i vostri materiali provengono può condurvi a scoprire un intero nuovo mondo sui costumi tanto antichi quanto moderni di quella città e vi potrebbe anche portare qualche ispirazione.

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Biancheria stesa – Silves

Tutto pronto

Dicono che la parte migliore del viaggio sia la sorpresa e l’emozione lungo il cammino, e nonostante questi due elementi non mancheranno mai durante una visita di ricerca, la sensazione di soddisfazione che proverete a completare un processo che dura da mesi, vi pervaderà non appena avrete finito!

L’ultima incombenza sará quella di convincere la funzionaria delle poste che siete una ricercatrice seria ed in possesso di tutti i permessi per spedire materiale archeologico all’estero e dopodiché potrete godervi un po di tempo libero. Una volta finito vi sentirete probabilmente esausti e avrete le braccia più forti che abbiate mai avuto, persino meglio di quella volta che vi siete iscritti in palestra e ci siete andati sul serio.. Prendetevi un po’ di tempo e magari un caffè (o una birra) per sedervi vicino al mare e apprezzare ogni passo che vi ha portato ad essere dove siete ora, esattamente lí.

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Portimão – costa dell’Algarve

Nota dell’autore: questo momento di beatitudine finirà quando arriveranno le vostre scatole con centinaia di campioni da analizzare. Quindi, credetemi, prendetevi un po di tempo finché siete in tempo!

 

Alice

 

 

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